Esterovestizione societaria: cos’è e quando scatta il rischio fiscale
Molti imprenditori si chiedono se poter “spostare” la residenza fiscale di una società in un altro Paese per pagare meno tasse. In gergo tecnico questo fenomeno si chiama esterovestizione societaria. In questo articolo, con un linguaggio non specialistico, vedremo:
- Che cosa significa esterovestizione
- Quali sono i criteri di residenza fiscale in Italia
- Le novità della Corte di Cassazione sul concetto di struttura artificiosa
- Come tutelare la propria impresa e restare in regola
1. Che cos’è l’esterovestizione societaria
L’esterovestizione si verifica quando una società formalmente costituita all’estero non svolge lì alcuna reale attività economica, ma mantiene in Italia la vera “testa” degli affari. L’obiettivo tipico è beneficiare di un regime fiscale più favorevole all’estero.
Per la legge italiana, però, vale il principio di sostanza: non basta aprire una società in un paradiso fiscale, se poi la direzione e la gestione restano in Italia. Se l’amministrazione è fittizia, l’Agenzia delle Entrate può ritenere la società “residente” in Italia e tassarla qui.
2. I tre criteri per definire la residenza fiscale di una società
Secondo l’articolo 73 del TUIR (D.P.R. 917/1986), una società è residente in Italia se, per almeno 183 giorni l’anno, ha almeno uno di questi “agganci” al territorio:
- Sede legale (l’indirizzo riportato sullo statuto)
- Sede di direzione effettiva (dove si prendono le decisioni strategiche)
- Gestione ordinaria in via principale (dove si svolgono le attività quotidiane della società)
Se risulta solo il primo punto, ma la sostanza operativa è altrove, l’Amministrazione può contestare l’esterovestizione.
3. La sentenza‐chiave della Corte di Cassazione: niente abuso se c’è sostanza
Con la sentenza n. 23842/2025, la Cassazione ha ribadito un principio molto importante:
“Non si può contestare l’esterovestizione se la società estera svolge un’attività economica reale e non è una struttura di puro artificio.”
In altre parole:
- Se il Consiglio di Amministrazione si riunisce regolarmente all’estero
- Se ci sono uffici, dipendenti e fatture effettive in loco
- Se il management prende davvero lì le decisioni
allora non c’è abuso né fittizietà: la residenza fiscale estera è legittima, anche se parte dell’attività avviene in Italia.
4. Come capire se la tua società rischia di essere considerata “artificiosa”
Ecco alcuni elementi che fanno scattare l’allarme:
– Nessuna sede operativa reale all’estero (solo una “casella postale”)
– Decisioni strategiche sempre prese in Italia
– Flussi di denaro che rimbalzano subito in capo alla capogruppo
– Nessun dipendente o ufficio vero nel Paese estero
Se riconosci anche solo uno di questi indizi, è il caso di fare un check-up fiscale approfondito.
5. Cosa fare per mettersi in regola
- Verifica la tua “sede di direzione effettiva”: tieni traccia delle riunioni, dei verbali e dei contratti firmati all’estero.
- Allestisci una vera sede operativa: uffici, dipendenti, contabilità e banca locale.
- Redigi un manuale di governance societaria che dimostri la sostanziale autonomia della controllata estera.
- Rivolgiti a un consulente esperto di fiscalità internazionale: un accertamento per esterovestizione può sfociare anche in sanzioni penali (vedi art. 5 D.lgs. 74/2000).
6. FAQ: le domande più frequenti
Domanda: Qual è la “tie-breaker rule” nelle Convenzioni internazionali?
Risposta: Se una società risulta residente in due Paesi, le autorità fiscali si accordano su dove sia la sede di direzione effettiva.
Domanda: Posso comunque creare una controllata estera e fare headquarter in Italia?
Risposta: Sì, ma solo se l’estera è una vera azienda con uffici, personale e decisioni autonome.
Domanda: Cos’è il “place of effective management”?
Risposta: È il luogo in cui viene presa la maggior parte delle decisioni aziendali strategiche.
7. Conclusioni
L’esterovestizione non è un “peccato mortale” se la tua società estera lavora davvero. La chiave è dimostrare con documenti e prassi operative che la controllata ha sostanza. Se invece prevale la forma, puoi incorrere in pesanti rettifiche fiscali, sanzioni e persino rischi penali.
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