Controlli investigativi sul lavoratore: quando sono legittimi e quando no

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Il datore può usare agenzie investigative? Sì, solo per accertare illeciti in luoghi pubblici. Regole, limiti, prove e rischi disciplinari spiegati da BPlanning.it.

Il principio in sintesi

I controlli investigativi sono ammessi quando servono ad accertare comportamenti illeciti (anche penalmente rilevanti) o condotte fraudolente idonee a raggirare il datore e ledere patrimonio, immagine o reputazione aziendale.
Non sono leciti se mirano a monitorare l’adempimento della prestazione (come, quanto e con che modalità si lavora) in violazione del perimetro dei normali poteri datoriali.

In altre parole: difesa sì, vigilanza sostitutiva no.
Le indagini devono avvenire in luoghi pubblici e con modalità proporzionate.


Il caso tipo: soste prolungate al bar durante il turno

Quando un addetto operativo esterno (es. raccolta rifiuti, manutenzione verde, letturista) si intrattiene abitualmente nei bar o svolge commissioni personali durante l’orario, la condotta può:

  • falsare la presenza e l’utilizzo del tempo di lavoro;
  • generare danno economico (ore retribuite senza prestazione);
  • esporre l’appaltatore a penali contrattuali e danno d’immagine presso il committente.

In scenario del genere, se esistono sospetti circostanziati, il datore può incaricare un’agenzia investigativa per accertamenti in luoghi pubblici, senza “spiare” le modalità tecniche dell’esecuzione del lavoro.


Cosa rende legittimo il controllo investigativo (checklist operativa)

Prima di avviare l’indagine:

  • Esistenza di indizi concreti (segnalazioni, incongruenze orarie, KPI di servizio, richiami del committente).
  • Finalità difensiva: accertare fatti potenzialmente illeciti/fraudolenti, non monitorare la produttività.
  • Ambito pubblico: pedinamenti e osservazioni solo in luoghi pubblici; niente accessi a spazi privati.

Durante l’indagine:

  • Proporzionalità e necessità: durata limitata al tempo indispensabile.
  • Divieto di strumenti invasivi non conformi a legge (es. microcamere non autorizzate in aree private).

Dopo l’indagine:

  • Relazione dettagliata dell’agenzia (date, luoghi, comportamenti osservati).
  • Eventuale integrazione probatoria con GPS del mezzo (se regolarmente installato e informato) e testimonianze.
  • Contestazione disciplinare tempestiva e specifica, con rispetto del contraddittorio.

Dove passano i confini (lecito vs illecito)

TemaLecitoNon lecito
FinalitàAccertare illeciti/frodi dannosi per aziendaControllare modalità di lavoro quotidiane
LuoghiPubblici (strade, bar, aree aperte al pubblico)Privati o non accessibili; ambienti aziendali sorvegliati senza tutele
ProveRelazione investigativa + GPS regolare + testimoniRiprese occulte invasive; tracciamenti non informati
EsitoPuò sorreggere sanzioni fino al licenziamentoProve inutilizzabili e sanzioni nulle

Quando il licenziamento può essere proporzionato

Il provvedimento espulsivo è più facilmente ritenuto proporzionato quando coesistono:

  • reiterazione delle soste ingiustificate;
  • modalità fraudolente (es. rientro solo per timbrare l’uscita/firmare presenze);
  • pregiudizio per patrimonio/immagine o rischio penali da capitolato;
  • prova puntuale (relazione investigativa + elementi oggettivi).

Come usare correttamente GPS, badge e altri strumenti

  • Il GPS sul mezzo è utilizzabile se installato per esigenze organizzative/sicurezza e informato ai sensi dello Statuto dei Lavoratori e privacy; i dati vanno minimizzati e conservati per tempi congrui.
  • Badge/timbrature: incrociare orari ufficiali con spostamenti accertati.
  • Videosorveglianza: in azienda richiede accordo sindacale/autorizzazione ITL e informativa; non sostituisce l’indagine in luoghi pubblici.

Errori da evitare (per non bruciare il caso)

  • Avviare indagini senza sospetti concreti (fishing expedition).
  • Sconfinare nel controllo continuativo della prestazione.
  • Utilizzare metodi invasivi o in ambiti privati.
  • Contestare in modo generico o tardivo.
  • Trascurare privacy, proporzionalità e tracciabilità delle evidenze.

Mini-caso pratico

Un’azienda di igiene urbana riceve reclami su ritardi e strade non servite. Dopo verifiche interne, incarica per 5 giorni un’agenzia investigativa: gli addetti vengono ripetutamente osservati al bar per oltre 90 minuti a turno. I report sono coerenti con tracce GPS e testimonianze.
Scatta la contestazione: uno dei lavoratori ammette le soste e la firma presenze a fine turno. L’azienda procede al licenziamento disciplinare. La decisione viene confermata in giudizio: controllo difensivo, in luoghi pubblici, volto ad accertare condotte illecite e danno aziendale.


FAQ (per persone e HR)

Il datore può incaricare un’agenzia investigativa?

Sì, se l’indagine accerta illeciti/frodi e si svolge in luoghi pubblici. Non è ammessa per controllare come lavori.

Le soste al bar giustificano sempre il licenziamento?

No. Dipende da frequenza, durata, contesto, impatto sul servizio e modalità fraudolente (es. falsa attestazione presenze).

Le prove dell’agenzia sono utilizzabili?

Sì, se raccolte le lecitamente. Spesso sono rafforzate da GPS regolare e testimoni.

Come si tutela la privacy?

Applicando proporzionalità, informando sugli strumenti (es. GPS) e limitando l’indagine a luoghi pubblici.


Cosa può fare BPlanning.it per la tua azienda

  • Policy e procedure per controlli difensivi, privacy e strumenti (GPS, badge, CCTV).
  • Valutazione di legittimità prima dell’indagine e piano probatorio.
  • Gestione disciplinare: contestazioni, audizione, graduazione sanzioni.
  • Formazione HR/Operations per prevenire errori che compromettono le prove.

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