Licenziamento per attività durante la malattia: quando è legittimo

  • Home
  • Guide Lavoro
  • Licenziamento per attività durante la malattia: quando è legittimo

Premessa

Un dipendente assente per malattia non è automaticamente obbligato a restare inattivo, ma deve rispettare il dovere di correttezza, diligenza e fedeltà verso il datore di lavoro.
Svolgere attività incompatibili con la patologia o contrarie alle prescrizioni mediche può comportare una violazione disciplinare grave, anche se non c’è un peggioramento clinico effettivo.

La Cassazione ha chiarito che l’attività extra-lavorativa diventa motivo legittimo di licenziamento quando può compromettere o ritardare la guarigione, oppure far presumere la simulazione della malattia.


Attività extra-lavorative e doveri del dipendente

Durante l’assenza per malattia, il lavoratore deve:

  • agevolare il recupero delle proprie energie psico-fisiche;
  • osservare le prescrizioni mediche e le cautele necessarie;
  • non svolgere attività (anche ricreative) che possano mettere a rischio la guarigione o la ripresa del lavoro.

Non esiste un divieto assoluto di attività esterne, ma è vietato tutto ciò che contrasta con la natura della patologia o con le indicazioni del medico curante.

⚖️ Esempio: una passeggiata leggera può essere compatibile con una lombalgia, ma partecipare a una partita di calcetto durante un infortunio al polso può legittimare il licenziamento.


Il caso concreto

Un dipendente, in malattia per infortunio al braccio con prescrizione di riposo e immobilizzazione, è stato filmato mentre praticava attività sportive e ludiche senza tutore.
L’azienda ha disposto il licenziamento per giusta causa, ritenendo che il comportamento potesse aggravare la patologia e compromettere il rientro in servizio.

Il lavoratore ha impugnato la decisione, sostenendo che le attività non avevano prodotto un reale peggioramento.
La Corte di Cassazione ha invece ritenuto legittimo il licenziamento, spiegando che:

  • l’attività era oggettivamente incompatibile con la patologia dichiarata;
  • bastava la potenzialità di pregiudizio per integrare l’infrazione disciplinare;
  • la valutazione deve essere fatta ex ante, cioè sulla base del rischio, non del risultato.

I principi stabiliti dalla Cassazione

  1. Non serve un danno effettivo.
    È sufficiente che l’attività sia potenzialmente idonea a ritardare la guarigione o a mettere in pericolo il recupero.
  2. La buona fede è essenziale.
    Il lavoratore deve agire in modo da non compromettere gli interessi dell’azienda, anche in assenza di obblighi espliciti.
  3. Il giudizio è di merito.
    Spetta al giudice valutare la compatibilità tra attività e malattia, anche contro le perizie mediche di parte.
  4. Il principio di proporzionalità resta vincolante.
    La sanzione disciplinare deve essere coerente con la gravità della condotta e con il danno potenziale arrecato.

Obblighi del dipendente in malattia

Durante l’assenza, il lavoratore resta vincolato da obblighi contrattuali fondamentali:

  • Diligenza: deve adottare tutte le misure per favorire la guarigione.
  • Fedeltà: non può tenere comportamenti contrari all’interesse del datore di lavoro.
  • Buona fede: deve agire in modo corretto e trasparente, evitando abusi del diritto di malattia.

La violazione di questi obblighi può comportare licenziamento per giusta causa, senza obbligo di preavviso né indennità sostitutiva.


Errori da evitare per le aziende

Molte imprese sbagliano nel gestire casi simili perché:

  • si limitano a verificare la guarigione clinica, trascurando il profilo disciplinare;
  • non documentano in modo adeguato l’attività incompatibile (foto, video, testimonianze);
  • comminano sanzioni senza proporzionalità o senza una procedura disciplinare corretta.

👉 È quindi essenziale che il datore:

  • raccolga prove concrete e lecite (no investigazioni invasive o illecite);
  • rispetti le garanzie procedurali dell’art. 7 Statuto dei Lavoratori;
  • motivi il licenziamento in modo chiaro, collegando l’attività svolta al rischio per la guarigione.

Caso pratico

Giuseppe, dipendente in malattia per una frattura al polso, pubblica sui social un video in cui gioca a calcetto.
Il certificato medico prescrive immobilizzazione e riposo dell’arto.
L’azienda lo convoca per giustificazioni e, dopo aver verificato le prove, dispone il licenziamento per giusta causa.

La difesa del lavoratore sostiene che la partita non ha peggiorato la lesione.
Il giudice, tuttavia, conferma la legittimità del licenziamento: l’attività sportiva era incompatibile con la terapia e potenzialmente lesiva, a prescindere dal peggioramento effettivo.


Cosa devono sapere le aziende

AspettoRegola chiave
Attività durante la malattiaAmmessa solo se compatibile con la patologia e con le prescrizioni mediche
Onere della provaA carico del datore, che deve dimostrare la potenzialità di pregiudizio
Valutazione giudiceEx ante, basata sul rischio per la guarigione
LicenziamentoLegittimo se attività potenzialmente dannosa o simulazione di malattia
SanzioneDeve essere proporzionata alla gravità della condotta

Conclusione

Svolgere attività ludiche o fisiche durante la malattia non è di per sé vietato, ma può costare il posto di lavoro se contrasta con le prescrizioni mediche o mette a rischio il recupero.
Per i datori di lavoro, è fondamentale adottare procedure disciplinari corrette e documentate; per i lavoratori, rispettare le cure e i limiti imposti dalla malattia è l’unico modo per tutelarsi da accuse di inadempienza o di infedeltà.

Comments are closed

chat-icon
Your Chats
Assistente Chat di BPlanning