ONERE DELLA PROVA NEL GIUDIZIO DI RESPONSABILITÀ DELL’AMMINISTRATORE PER CONDOTTE DISTRATTIVE

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Responsabilità dell’amministratore per operazioni distrattive: onere della prova e tutela del patrimonio sociale

Quando un amministratore risponde per operazioni distrattive? Scopri cosa stabilisce il Tribunale di Bari sul riparto dell’onere della prova.

Operazioni distrattive: quando l’amministratore è responsabile?

Con la Sentenza n. 160 del 20 gennaio 2025, il Tribunale di Bari ha affrontato uno dei temi più delicati del diritto societario: la responsabilità dell’amministratore per operazioni distrattive e la ripartizione dell’onere della prova nelle azioni promosse dalla curatela fallimentare.

La decisione chiarisce quali obblighi gravano sull’amministratore, quali prove deve fornire il curatore e quando spetta invece all’amministratore dimostrare la correttezza del proprio operato.

Si tratta di un orientamento di particolare interesse per imprenditori, amministratori, curatori fallimentari, commercialisti e avvocati.

L’amministratore ha il dovere di tutelare il patrimonio della società

L’amministratore di una società è tenuto ad agire con diligenza, correttezza e nell’esclusivo interesse della società.

Tra i suoi principali obblighi rientra quello di evitare operazioni che possano arrecare un danno al patrimonio sociale, ai soci o ai creditori.

Secondo il Tribunale di Bari, tra le condotte più gravi rientrano le operazioni distrattive, ossia tutti quei comportamenti finalizzati a sottrarre beni, denaro o altre risorse della società per destinarli a interessi estranei all’attività sociale.

Tali operazioni compromettono l’integrità del patrimonio aziendale e possono determinare una responsabilità personale dell’amministratore.

L’azione della curatela fallimentare: quali responsabilità vengono fatte valere?

Quando una società viene assoggettata a procedura concorsuale, il curatore può promuovere un’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori ai sensi dell’art. 146 della Legge Fallimentare.

Come chiarisce il Tribunale, si tratta di un’azione cumulativa, nella quale confluiscono:

  • l’azione sociale di responsabilità prevista dall’art. 2393 del Codice Civile;
  • l’azione a tutela dei creditori sociali prevista dall’art. 2394 del Codice Civile.

L’obiettivo è ottenere il risarcimento dei danni causati da comportamenti contrari ai doveri imposti agli amministratori.

Come si ripartisce l’onere della prova?

Uno degli aspetti più rilevanti della sentenza riguarda il riparto dell’onere della prova.

Il Tribunale precisa che spetta innanzitutto alla curatela fallimentare:

  • dimostrare l’esistenza del danno;
  • individuare le operazioni distrattive contestate;
  • provare il collegamento tra la condotta dell’amministratore e il pregiudizio subito dalla società.

Una volta formulata una contestazione specifica, però, cambia la distribuzione dell’onere probatorio.

Sarà infatti l’amministratore convenuto a dover dimostrare:

  • che le somme utilizzate sono state destinate a finalità sociali;
  • che le operazioni contestate erano giustificate;
  • che il comportamento tenuto non gli è imputabile.

In assenza di tale dimostrazione, la responsabilità può essere accertata dal giudice.

Perché l’amministratore deve giustificare la destinazione delle somme?

Il Tribunale evidenzia che l’amministratore è il soggetto che dispone concretamente delle risorse della società.

Per questo motivo è anche colui che può più facilmente dimostrare la destinazione delle somme movimentate.

Quando emergono operazioni apparentemente prive di giustificazione o incompatibili con l’interesse sociale, non è sufficiente negare l’addebito.

Occorre fornire prove concrete che dimostrino:

  • la destinazione delle risorse all’attività della società;
  • la legittimità delle operazioni effettuate;
  • l’assenza di finalità estranee all’oggetto sociale.

I principi affermati dal Tribunale di Bari

La sentenza individua alcuni principi fondamentali:

  • l’amministratore deve evitare qualsiasi operazione che possa danneggiare il patrimonio sociale;
  • le operazioni distrattive costituiscono una grave violazione dei doveri gestori;
  • la curatela fallimentare deve provare il danno e il collegamento tra la condotta contestata e il pregiudizio subito;
  • una volta contestata la distrazione, spetta all’amministratore dimostrare che le somme sono state utilizzate per finalità sociali;
  • la mancata prova della corretta destinazione delle risorse può comportare la responsabilità risarcitoria dell’amministratore.

Perché questa sentenza è importante?

La pronuncia del Tribunale di Bari rafforza il principio di responsabilità degli amministratori nella gestione del patrimonio sociale, chiarendo il corretto equilibrio tra gli obblighi della curatela e quelli dell’amministratore convenuto.

La decisione costituisce un importante riferimento nelle azioni di responsabilità promosse nell’ambito delle procedure concorsuali e contribuisce a garantire una maggiore tutela dei creditori e della società.

Per amministratori, imprenditori e professionisti, rappresenta una guida concreta per comprendere quali comportamenti possono esporre a responsabilità personale.

Conclusioni

La Sentenza n. 160/2025 del Tribunale di Bari conferma che le operazioni distrattive rappresentano una delle principali fonti di responsabilità dell’amministratore.

Quando la curatela dimostra il danno e individua specificamente le operazioni contestate, spetta all’amministratore provare che le risorse della società sono state impiegate nell’interesse dell’impresa e non per finalità estranee. In mancanza di tale prova, il rischio di una condanna al risarcimento dei danni diventa concreto.

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