Congedo di maternità: durata 2+3, flessibilità 1+4 e 0+5, parto prematuro, interdizione anticipata/posticipata, documenti e procedure INPS/ITL.
Il congedo di maternità (astensione obbligatoria) è un diritto indisponibile e “protetto”: durante questo periodo il datore di lavoro non può adibire la lavoratrice al lavoro e la violazione è sanzionata anche penalmente. La disciplina è contenuta nel D.Lgs. 151/2001 (Testo Unico), con collegamenti a Costituzione, normativa UE e prassi INPS.
Di seguito una guida operativa in stile Bplanning (da In Pratica n. 01 – 2026) per capire quanto dura, come si calcola, quali sono le opzioni di flessibilità, quando scatta l’interdizione e quali documenti servono.
1) Cos’è il congedo di maternità e perché è “obbligatorio”
Il congedo di maternità tutela la salute psico-fisica della gestante e del nascituro e si fonda anche su principi costituzionali (artt. 31 e 37 Cost.).
È regolato dagli artt. 16 e ss. D.Lgs. 151/2001 e comporta:
- divieto assoluto di lavoro nel periodo protetto;
- conservazione del posto;
- indennità economica INPS (di regola 80% della retribuzione media giornaliera, con possibili integrazioni da CCNL).
2) Durata del congedo: tre “modelli” possibili (2+3 / 1+4 / 0+5)
A) Regola ordinaria “2+3”
- 2 mesi prima della data presunta del parto (DPP)
- 3 mesi dopo la data effettiva del parto
B) Flessibilità “1+4” (art. 20)
Puoi lavorare fino a 1 mese prima della DPP e spostare quel mese dopo (quindi 4 mesi post parto).
Serve che:
- il medico specialista SSN (o convenzionato) attesti assenza di rischi;
- il medico competente (se previsto) confermi assenza di rischi.
📌 Nota operativa: le certificazioni per la flessibilità si consegnano al datore di lavoro entro il 7° mese di gravidanza (prassi INPS).
C) “Maternità differita” 0+5 (Legge 145/2018)
Puoi lavorare fino al parto e fare 5 mesi continuativi dopo.
Serve documentazione sanitaria nel 7° mese che attesti assenza di pregiudizio fino alla DPP (o fino al parto se avviene dopo) e va presentata a datore di lavoro e INPS entro fine 7° mese.
3) Come si calcola il periodo (regole pratiche)
Il periodo si compone di tre blocchi:
- Ante-partum: nei 2 mesi prima della DPP (computo “a ritroso”; la DPP non si conta nel calcolo a ritroso).
- Intercorrente: se il parto avviene dopo la DPP, l’astensione copre anche i giorni tra DPP e parto.
- Post-partum: 3 mesi dopo il parto.
Parto prematuro: recupero dei giorni “non goduti”
Se il parto avviene prima della DPP, i giorni di congedo non fruiti prima si aggiungono al periodo dopo il parto.
Questo può portare a un congedo complessivo superiore ai 5 mesi (caso di parto molto anticipato).
Esempio rapido: parto fortemente prematuro
Se il parto avviene molto prima, persino prima dell’inizio del periodo ante-partum, tutto il tempo tra parto e DPP si somma ai 3 mesi dopo parto → congedo totale più lungo di 5 mesi.
4) Effetti sul rapporto di lavoro: cosa matura durante la maternità
Il congedo di maternità è equiparato a servizio effettivo:
- matura anzianità;
- matura ferie, tredicesima, scatti (salvo particolarità CCNL);
- matura TFR e contributi figurativi.
📌 Importante: durante la maternità non si possono “mettere ferie” o permessi in sovrapposizione (si sospendono i termini).
5) Documenti e domanda INPS: cosa serve davvero
Prima dell’astensione
- Certificato medico di gravidanza con DPP (di norma trasmesso telematicamente dal medico SSN/convenzionato all’INPS).
- Comunicazione al datore di lavoro.
Domanda di maternità
- Va presentata telematicamente all’INPS (e comunicata al datore di lavoro) entro i 2 mesi prima della DPP.
- In ogni caso, non oltre 1 anno dalla fine del periodo indennizzabile.
Dopo il parto
- Entro 30 giorni consegna al datore di lavoro la documentazione dell’evento (certificato di parto / autocertificazione secondo regole applicabili).
6) Interdizione anticipata: quando la tutela parte prima (ASL o ITL)
L’interdizione anticipata sposta l’astensione prima del classico “2 mesi ante-partum”. Esistono tre scenari principali:
A) Gravi complicanze della gestazione (iter sanitario – ASL)
Esempi: rischio aborto, patologie della gravidanza o malattie aggravate dalla gravidanza.
- istanza alla ASL con certificazione di gravidanza e complicanze;
- l’ASL ha in genere 7 giorni per il provvedimento (con logiche di silenzio-assenso nella prassi indicata nel testo di riferimento).
B) Rischio da mansione/ambiente (iter amministrativo – ITL)
Quando il lavoro è pregiudizievole (chimico, pesi, posture, ecc.) e il datore non può spostare la lavoratrice a mansioni compatibili (repêchage).
- istanza a ITL (anche dal datore);
- allegati tipici: DVR, mansioni, motivazione dell’impossibilità di ricollocazione;
- il datore non può “interdire da solo” senza provvedimento.
C) Anticipazione a 3 mesi (lavori gravosi/pregiudizievoli)
Per attività specifiche individuate da norme/decreti: l’astensione può partire a 3 mesi prima del parto.
7) Interdizione posticipata e prolungamento fino al 7° mese del bambino
In alcune situazioni (mansioni vietate/rischio non eliminabile) l’ITL può disporre interdizione dopo il parto fino al 7° mese di età del bambino.
In tal caso:
- l’indennità INPS copre anche questa fase;
- serve specifica istanza e gestione corretta della pratica.
8) Caso pratico (schema 2+3)
DPP: 15 ottobre 2025
Nessuna flessibilità (quindi 2+3)
- Inizio congedo: 15 agosto 2025
- Fine ante-partum: 14 ottobre 2025
- Post-partum (se parto il 15 ottobre): dal 16 ottobre 2025 al 15 gennaio 2026
Durante tutto il periodo:
- divieto di lavoro;
- indennità INPS (80% RMG) + eventuale integrazione CCNL.
9) FAQ rapide
Si può lavorare fino al parto?
Sì, con opzione 0+5, ma serve documentazione medica nel 7° mese e comunicazione a INPS e datore.
Se parto prima della data presunta, perdo i mesi prima?
No: i giorni “non goduti” si recuperano dopo il parto, anche oltre i 5 mesi complessivi.
Il datore può mettermi in ferie durante la maternità?
No: maternità e ferie non si sovrappongono.
Se la mansione è rischiosa e non c’è ricollocazione?
Si attiva interdizione tramite ITL (con DVR e prova impossibilità di repêchage).


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