Scopri quando l’imitazione tra imprese integra concorrenza sleale confusoria o parassitaria e come tutelare l’originalità imprenditoriale.
👉 Tribunale di Venezia, sentenza 6 maggio 2024
La concorrenza sleale confusoria si configura solo quando gli elementi imitati presentano un carattere distintivo sufficiente.
In altre parole, il segno, il prodotto o il servizio devono essere idonei a richiamare nella mente del consumatore uno specifico imprenditore, consentendo l’associazione immediata tra l’attività e chi la esercita.
In assenza di tale capacità distintiva, l’imitazione non è di per sé illecita e non integra una violazione delle regole di correttezza professionale.
🔍 Cos’è la concorrenza sleale parassitaria
Diverso è il caso della concorrenza sleale parassitaria, che non si fonda sull’imitazione del singolo prodotto, bensì su un comportamento sistematico e continuativo volto a seguire, passo dopo passo, le iniziative imprenditoriali di un concorrente.
Questa fattispecie ricorre quando un’impresa:
- replica iniziative strategiche rilevanti (commerciali, organizzative o promozionali),
- lo fa a breve distanza temporale dall’ideazione originaria,
- sfrutta in modo opportunistico gli sforzi creativi, economici e organizzativi altrui.
⏱ Concorrenza parassitaria diacronica e sincronica
La giurisprudenza distingue due forme principali:
- Concorrenza parassitaria diacronica: l’imitazione segue, una dopo l’altra, le singole iniziative del concorrente;
- Concorrenza parassitaria sincronica: l’imitazione si concentra sull’ultima e più significativa iniziativa imprenditoriale.
In entrambi i casi, il requisito temporale è essenziale. Per “breve periodo” si intende l’arco di tempo durante il quale l’imprenditore può ragionevolmente attendersi un vantaggio competitivo, in termini di:
- incremento degli incassi,
- ritorno pubblicitario,
- consolidamento dell’avviamento commerciale.
🧠 Il limite temporale della tutela della creatività
La creatività imprenditoriale non gode di tutela perpetua.
Essa è protetta solo finché l’iniziativa mantiene il requisito dell’originalità.
Quando un determinato modello produttivo o commerciale:
- si diffonde nel settore,
- diventa patrimonio comune degli operatori,
- perde il suo carattere distintivo,
l’investimento creativo iniziale può dirsi ammortizzato secondo l’ordinaria esperienza economica (id quod plerumque accidit).
In tale fase, l’imitazione non costituisce più un comportamento contrario alla correttezza professionale né un atto idoneo a danneggiare l’altrui impresa.
⚖️ Quando la condotta diventa illecita
Le condotte parassitarie restano illecite quando determinano uno sfruttamento sistematico:
- delle idee,
- dei mezzi finanziari,
- delle attività di ricerca,
- degli sforzi organizzativi e strategici altrui,
con l’obiettivo di intercettare la clientela e conquistare quote di mercato senza sostenere i relativi costi imprenditoriali.
In questi casi, la tutela dell’ordinamento è piena e finalizzata a salvaguardare la leale concorrenza e l’originalità imprenditoriale.


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