Compensi amministratori S.r.l. e S.p.A.: regole, delibere e deducibilità fiscale (guida 2026)

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Compensi amministratori: quando servono delibera e statuto, come si deducono IRES/IRAP, rischi fiscali e checklist per evitare contestazioni.

I compensi agli amministratori delle società di capitali (S.r.l. e S.p.A.) sono uno dei temi più “sensibili” in assoluto: basta una delibera mancante, una forma sbagliata o un pagamento fuori tempo per trasformare un costo legittimo in un costo indeducibile, con conseguenze fiscali e (in casi estremi) anche profili di responsabilità.

In questa guida Bplanning (ispirata ai contenuti Informafisco n. 01 – 2026) trovi:

  • le regole civilistiche dell’art. 2389 c.c.
  • quando l’incarico può essere gratuito
  • come funziona la deducibilità ai fini IRES e IRAP
  • perché la delibera è spesso il “punto che decide tutto”
  • il tema (delicato) di prestazioni professionali extra rese dall’amministratore
  • quando il Fisco può contestare la congruità del compenso
  • una checklist pratica per metterti al riparo.

1) Compenso amministratore: cosa dice il Codice Civile (art. 2389 c.c.)

Per le S.p.A. (e in pratica anche per molte logiche applicate alle S.r.l.), la norma chiave è l’art. 2389 c.c.:

  • il compenso degli amministratori è stabilito all’atto della nomina o dall’assemblea
  • può essere:
    • fisso,
    • variabile (anche legato agli utili),
    • oppure basato su strumenti come diritti di sottoscrizione/stock option (dove previsti)
  • per amministratori con particolari cariche, la remunerazione può essere stabilita dal CdA (con parere del collegio sindacale, se presente) secondo statuto.

La cosa che molti ignorano

Il rapporto amministratore–società è organico, non “contrattuale” come un dipendente. Per questo la giurisprudenza ha chiarito che l’amministratore non ha un diritto automatico ex lege al compenso: può essere anche gratuito se previsto correttamente.


2) Quando l’incarico può essere gratuito (senza rischi)

La gratuità è legittima, ma deve essere chiara:

  • prevista nello statuto, oppure
  • deliberata in modo espresso.

Se non è prevista la gratuità, la regola di fatto è: l’incarico è oneroso e il compenso va determinato con le modalità di legge.

Errore tipico: accordi “a voce” tra amministratore e socio di maggioranza.
In assenza di statuto/delibera, quei pagamenti possono essere considerati indebiti (e contestabili).


3) Delibera necessaria: perché è la tua “assicurazione” fiscale

Il tema più importante, in pratica, è questo:

Se lo statuto non fissa il compenso, serve una delibera assembleare esplicita.
❌ Delibere “tacite” o “implicite” (tipo “tanto è nel bilancio”) sono terreno di contestazione.

La Cassazione ha più volte ribadito che senza delibera mancano i requisiti di certezza e determinabilità del costo (art. 109 TUIR), e quindi il compenso può diventare indeducibile per la società.

La “ratifica a bilancio” ti salva?

C’è stata giurisprudenza oscillante, ma la linea prudente (e più difendibile) è:

  • delibera preventiva e specifica prima di pagare;
  • evitare di “sanare” dopo, perché spesso non basta.

Conclusione Bplanning: se vuoi dormire tranquillo, delibera sempre prima.


4) Deducibilità IRES: regola base = cassa (con due casi diversi)

Ai fini IRES, l’art. 95 TUIR prevede che i compensi agli amministratori siano deducibili secondo il principio di cassa.

A) Amministratore “non professionista” (assimilato a dipendente)

Si applica spesso il concetto di cassa allargata: se paghi entro il 12 gennaio dell’anno successivo, il costo può restare nell’anno di competenza (logica da redditi assimilati).

B) Amministratore “professionista” (compenso dentro l’attività professionale)

Qui vale la cassa pura: deduci nell’anno solo se paghi entro il 31 dicembre.

Attenzione: “quando si considera pagato?”

Dipende dal mezzo:

  • contanti → conta la consegna (con prova)
  • assegno → data dell’assegno
  • bonifico → data di accredito al beneficiario

5) Deducibilità IRAP: non è uguale per tutti

Ai fini IRAP, la deducibilità cambia a seconda della natura del compenso:

  • se l’amministratore è assimilato a “lavoro dipendente” → spesso non deducibile IRAP
  • se il compenso è qualificato come prestazione professionale → può incidere diversamente sul valore della produzione (qui serve impostazione corretta e coerente)

Regola pratica: IRAP = più “rigida” e va gestita con attenzione in base al profilo dell’amministratore.


6) Amministratore che fa anche altro: prestazioni extra (consulenze, direzione lavori, ecc.)

È frequente: l’amministratore non fa solo gestione, ma svolge attività ulteriori (es. consulenza tecnica, progettazione, direzione lavori).

Qui il tema è delicatissimo:

  • un orientamento ha riconosciuto che le prestazioni “extra”, estranee all’amministrazione, possono essere trattate come costi per servizi (con regole diverse dal compenso amministratore);
  • un orientamento più recente e restrittivo tende a dire: anche queste prestazioni non possono “aggirare” l’art. 2389 senza le formalità corrette.

Traduzione pratica: se vuoi pagare anche attività extra:

  1. devi essere cristallino su incarico, oggetto e compenso;
  2. devi evitare l’effetto “contratto di consulenza” usato come scorciatoia per pagare compensi non deliberati.

7) Il Fisco può contestare la “congruità” del compenso?

Sì: l’Agenzia può sindacare compensi “insoliti” o “sproporzionati” se li considera antieconomici o strumentali.

Nella pratica, la contestazione si inserisce spesso nel filone:

  • antieconomicità
  • inerenza
  • coerenza con dimensioni aziendali e risultati

Cosa ti salva?

  • delibera corretta
  • motivazione (ruolo, cariche, responsabilità, risultati, mercato)
  • documentazione (report, obiettivi, KPI, complessità gestionale)
  • coerenza con bilancio e struttura aziendale

8) Esempio pratico (semplice e chiarissimo)

Una S.r.l. delibera 30.000 € annui per l’amministratore (2025).
Paga:

  • 15.000 € nel 2025
  • 15.000 € nel 2026

➡️ Deduzione IRES:

  • nel modello 2025 deduce solo 15.000 (pagati)
  • gli altri 15.000 li deduce nel 2026, quando vengono pagati

Se invece l’amministratore è non professionista e il pagamento avviene entro il 12 gennaio, può cambiare l’anno di deduzione (cassa allargata).


9) Checklist Bplanning “zero contestazioni” (da copiare e usare)

Prima di pagare:

  • ✅ Statuto prevede compenso o gratuità?
  • ✅ Delibera assembleare esplicita con importo o criteri?
  • ✅ Delibera su eventuali “cariche particolari” (se presenti)?
  • ✅ Coerenza con bilancio, organigramma, responsabilità e mercato?

Quando paghi:

  • ✅ Pagamenti tracciati (bonifico) con causale chiara
  • ✅ Attenzione alle date (31/12 o 12/01 a seconda del caso)
  • ✅ Documenti pronti: verbali, incarichi, prospetti compensi

Se l’amministratore fa anche consulenza:

  • ✅ separazione chiara tra “amministrazione” e “prestazione extra”
  • ✅ formalità e delibera dove necessario
  • ✅ contratto e deliverable veri (non “di facciata”)

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