Durante un periodo di malattia il lavoratore continua a essere tutelato dal punto di vista economico, ma l’importo in busta paga può essere inferiore alla retribuzione ordinaria.
Questo perché l’indennità di malattia:
- non spetta a tutti allo stesso modo;
- è riconosciuta con percentuali diverse;
- può smettere di essere corrisposta oltre un certo periodo (periodo di comporto);
- può essere a carico INPS, datore di lavoro o altri enti, a seconda dei casi.
1. Che cos’è l’indennità di malattia
L’indennità di malattia è il trattamento economico che spetta al lavoratore quando una patologia temporanea gli impedisce di svolgere l’attività lavorativa.
- copre il periodo in cui il medico attesta l’incapacità lavorativa;
- nasce dal momento in cui viene inviato il certificato (telematico) all’INPS e comunicata l’assenza al datore di lavoro;
- è normalmente inferiore alla retribuzione piena, salvo integrazioni contrattuali.
2. Chi ha diritto all’indennità di malattia INPS
L’indennità economica INPS spetta, in via generale, a:
- operai industria;
- operai e impiegati del terziario e servizi (nei casi previsti);
- lavoratori agricoli;
- apprendisti;
- lavoratori disoccupati o sospesi (con requisiti specifici);
- lavoratori dello spettacolo;
- lavoratori marittimi.
Non spetta dall’INPS, ad esempio, a:
- collaboratori familiari (colf, badanti, ecc. → coperti da regole specifiche);
- portieri;
- lavoratori autonomi (salvo iscrizione a gestione separata con altre tutele specifiche);
- quadri, impiegati industria, dirigenti (in genere coperti direttamente dal datore o da casse di categoria).
In questi casi, la malattia viene:
- pagata direttamente dal datore di lavoro (quadri, impiegati, dirigenti, in base al CCNL); oppure
- indennizzata da casse previdenziali di categoria (professionisti, autonomi iscritti a casse proprie).
3. Chi paga in concreto: INPS o datore di lavoro?
Nella maggior parte dei casi:
- il datore di lavoro anticipa in busta paga l’importo a carico INPS;
- poi recupera tale somma tramite conguaglio contributivo.
Ma ci sono alcune situazioni in cui paga direttamente l’INPS, ad esempio:
- operai agricoli a tempo determinato;
- lavoratori a termine per lavori stagionali;
- disoccupati o sospesi senza cassa integrazione;
- dipendenti di aziende fallite o con cessazione definitiva.
Il periodo di carenza (primi 3 giorni)
L’INPS non paga i primi 3 giorni di malattia (carenza).
Quasi tutti i CCNL prevedono che:
- i primi 3 giorni siano a carico del datore di lavoro, con percentuali e condizioni diverse a seconda del contratto.
4. Come si vede la malattia in busta paga
Nel cedolino (o nel foglio presenze) troverai di solito:
- i giorni di carenza (a carico datore, per quanto previsto dal CCNL);
- i giorni a carico INPS (indennità base);
- l’eventuale integrazione del datore per arrivare a una percentuale più alta (75%, 100%, ecc.).
Per capire quanto hai percepito per la malattia, devi:
- sommare l’importo a carico datore + l’importo “per conto INPS”;
- ricordarti che si tratta di importi lordi, da cui vanno tolte imposte e contributi.
5. Regole particolari in alcuni settori
5.1. Edilizia
Nel settore edile:
- l’integrazione economica non è a carico del datore, ma delle Casse Edili;
- occorre distinguere:
- dipendenti in prova: di solito niente indennità; la prova si sospende e si allunga dei giorni di malattia;
- operai non in prova: i primi 3 giorni sono pagati solo se l’evento supera una certa durata (es. più di 6 giorni complessivi);
- impiegati non in prova: la percentuale di retribuzione dipende dall’anzianità in azienda e si riduce col passare dei mesi.
5.2. Commercio
Nel CCNL Commercio, in linea generale:
- i primi 3 giorni (carenza) sono pagati al 100% dal datore di lavoro, ma solo:
- per i primi due eventi di malattia nell’anno;
- dal terzo evento in poi la copertura nei giorni di carenza si riduce (66%, 50%…) fino a non essere più dovuta dal quinto evento.
Se la malattia dura più di 3 giorni:
- dal 4° al 20° giorno: trattamento combinato INPS + datore fino al 75%;
- dal 21° giorno in poi: si può tornare al 100% (sempre secondo CCNL).
5.3. Metalmeccanici (Industria)
Nel CCNL Metalmeccanica – Industria:
- la malattia è retribuita in misura tendenzialmente piena (100%) per un certo numero di giorni (es. 122 giorni) che cresce con l’anzianità;
- oltre questa soglia, la retribuzione può scendere all’80%;
- sono previste regole specifiche per:
- malattie brevi e frequenti (es. eventi ≤5 giorni oltre un certo numero annuo);
- limiti di comporto complessivi.
6. Quanto viene pagata la malattia?
L’importo effettivo dipende da diversi fattori:
- settore (industria, artigianato, commercio, agricolo, spettacolo ecc.);
- categoria (dirigente, quadro, impiegato, operaio);
- CCNL applicato (integrazioni, limiti, carenza, massimali);
- numero di eventi nell’anno (alcuni contratti riducono l’integrazione dopo diversi eventi brevi);
- anzianità di servizio (in alcuni CCNL più anzianità = coperture più lunghe o più elevate).
Per questo la malattia quasi mai è “sempre al 100%”.
7. Come si calcola la malattia in busta paga (in pratica è quasi impossibile farlo da soli)
Il calcolo è piuttosto tecnico, perché:
- la base è la retribuzione media giornaliera del mese precedente;
- si considerano anche le mensilità aggiuntive (13ª, 14ª se previste);
- si individua il numero di giorni indennizzabili (carenza, giorni INPS, eventuali sabati/domeniche);
- si applicano le percentuali previste da INPS e CCNL;
- si effettua la lordizzazione delle somme pagate “per conto INPS”, in modo che il datore possa poi recuperarle.
Risultato:
per un lavoratore è molto difficile rifare il calcolo “a mano” partendo dal cedolino. In caso di dubbi, l’unica strada sensata è:
- verificare il CCNL applicato;
- controllare i giorni indicati sul cedolino;
- farsi aiutare da un consulente del lavoro / patronato.
8. Quando viene pagata la malattia (e cosa succede nel weekend)
In generale:
- la malattia è indennizzabile quando esiste un certificato che copre i giorni di assenza;
- alcuni CCNL prevedono un numero minimo di giorni (es. edilizia: eventi brevissimi possono non essere indennizzati).
Sabato e domenica
Dipende da categoria e CCNL:
- Operai di commercio/industria:
- indennità per tutte le giornate comprese nel periodo di malattia,
- esclusi domeniche e festività nazionali/infrasettimanali (anche se non cadono di domenica).
- Impiegati:
- sono indennizzate tutte le giornate del periodo di malattia,
- escluse le festività nazionali e infrasettimanali che capitano di domenica.
→ In assenza di festività, vengono coperti anche sabato e domenica.
9. Se la malattia non risulta in busta paga: possibili motivi
Se dopo un evento di malattia non vedi nulla sul cedolino, le cause possono essere varie:
- il certificato è stato emesso in ritardo rispetto all’assenza (giorni scoperti);
- si tratta di un evento brevissimo e il CCNL non prevede integrazione o indennità (es. troppe malattie di 1–2 giorni nell’anno);
- hai superato i limiti di integrazione del datore (es. oltre il numero di eventi coperti al 100%);
- l’indennità è a pagamento diretto INPS (es. agricoli a termine, alcuni sospesi, cassa integrazione ecc.);
- si è raggiunto o superato il periodo di comporto.
In caso di dubbio:
- verifica le date del certificato medico;
- controlla il CCNL e le regole su carenza, eventi brevi e limiti;
- fatti rilasciare dall’INPS il prospetto delle indennità eventualmente liquidate.
10. Perdita dell’indennità: periodo di comporto e licenziamento
Ogni CCNL stabilisce un periodo di comporto, cioè il periodo massimo di assenza per malattia (continuativa o sommata in più eventi) entro cui:
- il posto di lavoro è garantito;
- l’indennità economica continua ad essere corrisposta, anche se a percentuali decrescenti.
Superato il comporto:
- l’indennità normalmente cessa;
- il datore di lavoro può, nei limiti di legge e contratto, licenziare per superamento del comporto (previa verifica delle condizioni).
Per questo, nel caso di malattie prolungate o frequenti, è importante:
- verificare quanti giorni di malattia sono stati accumulati;
- controllare il comporto previsto dal CCNL.
11. Malattia e pensione: cosa succede ai contributi
Quando la malattia è indennizzata:
- vengono riconosciuti i contributi figurativi per il periodo coperto;
- ai fini pensionistici, quel periodo conta come se si fosse lavorato (pur non essendoci retribuzione piena).
Se la malattia non è indennizzata (perché non spettante o oltre i limiti):
- in linea di massima non maturi contribuzione per quei giorni,
- salvo eventuali istituti specifici (da valutare caso per caso).
L’esperto – Q&A rapida
1. Perché in malattia prendo meno dello stipendio normale?
Perché l’INPS riconosce solo una percentuale della retribuzione (non il 100%), e il resto dipende dal CCNL. Se il contratto non integra fino alla retribuzione piena, la busta paga risulta più bassa.
2. I primi 3 giorni sono sempre pagati?
No.
L’INPS non li paga mai (sono carenza).
Il datore li paga o meno (in tutto o in parte) solo se il CCNL lo prevede e spesso con limiti: numero di eventi annui, durata minima dell’evento, anzianità ecc.
3. La malattia mi abbassa la futura pensione?
No, se è indennizzata: in quel caso l’INPS accredita contributi figurativi, quindi il periodo di malattia non riduce gli anni utili per la pensione.
Se vuoi, nel prossimo passo posso aiutarti a leggere un tuo cedolino di malattia e spiegarti, voce per voce, cosa stai effettivamente percependo.


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