La normativa di riferimento è l’art. 27 del D.L. 179/2012, modificato dal D.L. 3/2015 (“Investment Compact”).
Le agevolazioni si dividono in due grandi blocchi:
1. Piani di incentivazione “interni”
(per amministratori, dipendenti, collaboratori continuativi)
Riguardano:
- amministratori;
- dipendenti;
- collaboratori continuativi (no collaborazioni occasionali).
A queste figure, la Startup/PMI innovativa può attribuire:
- azioni o quote di capitale;
- stock option;
- strumenti finanziari partecipativi.
✅ Vantaggio fiscale & contributivo
Il valore di questi strumenti non concorre al reddito di lavoro al momento dell’assegnazione e non è soggetto a contributi INPS.
Resta l’obbligo, però, che la retribuzione “cash” non sia mai inferiore al minimo tabellare del CCNL (art. 28, co. 7, D.L. 179/2012).
👉 Esclusi: i collaboratori occasionali (redditi ex art. 67 TUIR), che non possono beneficiare di questo specifico regime.
2. Work for Equity “puro”
(per professionisti esterni, consulenti, fornitori strategici)
Qui entriamo nel vero WfE: compensi riconosciuti in equity a:
- consulenti esterni;
- professionisti (avvocati, ingegneri, sviluppatori, marketer, advisor…);
- fornitori di servizi ad alto valore aggiunto
che non sono dipendenti né collaboratori continuativi: si tratta quindi di reddito di lavoro autonomo.
Anche in questo caso, la Startup/PMI può assegnare:
- azioni;
- quote;
- strumenti finanziari partecipativi.
❗ Non rientrano nell’agevolazione i diritti di opzione (stock option in senso stretto) quando parliamo di WfE “autonomo”: l’agevolazione riguarda l’assegnazione dello strumento, non del diritto a comprarlo.
✅ Vantaggio fiscale
L’assegnazione delle partecipazioni:
- non genera reddito imponibile per il professionista al momento dell’emissione o della compensazione;
- non subisce ritenute e non genera base imponibile contributiva;
- l’IVA sulla prestazione resta dovuta.
Ma attenzione: non tutte le prestazioni sono ammesse.
Quali servizi possono essere pagati in Work for Equity (e quali no)
L’Agenzia delle Entrate è stata molto chiara (Interpello n. 776/2021):
il Work for Equity è pensato solo per apporti altamente qualificati, non per qualsiasi servizio.
Sono ammessi, ad esempio:
- consulenze legali specialistiche su IP, M&A, contrattualistica complessa;
- sviluppo software e attività tecnologiche strategiche;
- consulenza di marketing strategico (non solo operatività esecutiva);
- advisory su business model, fundraising, internazionalizzazione, ecc.
Sono invece esclusi:
- mere attività amministrative di routine;
- servizi generici o standardizzati;
- manutenzioni ordinarie;
- attività che non portano un valore distintivo e strategico alla Startup.
🎯 Obiettivo del legislatore: usare il WfE per “capitalizzare l’eccellenza”, non per trasformare qualsiasi fornitura in equity agevolata.
Con BPLANNING ti aiutiamo a qualificare correttamente le prestazioni, per evitare rischi di riqualificazione fiscale.
Quando si pagano le tasse? (Spoiler: molto dopo, e come capital gain)
Sia nei Piani di incentivazione che nel Work for Equity:
- al momento dell’assegnazione di quote/azioni/strumenti → nessun reddito tassato;
- la tassazione scatta solo alla futura cessione delle partecipazioni.
In quel momento:
- si calcola la plusvalenza = prezzo di vendita – costo fiscalmente riconosciuto;
- la plusvalenza è tassata come reddito di natura finanziaria (capital gain, oggi 26%).
Nel WfE il “costo fiscale” è, di regola:
- pari a zero se le azioni/quote sono state ricevute a titolo gratuito (es. conferimento di opera non tassato);
- pari al valore riconosciuto se vi è stato un conferimento valorizzato fiscalmente.
👉 Tradotto: il WfE trasforma reddito da lavoro in reddito finanziario differito, con un evidente vantaggio in termini di cash flow e pianificazione fiscale.
Il ruolo (delicato) dell’amministratore-professionista
Caso tipico:
un commercialista, avvocato o consulente che è anche amministratore della Startup e viene remunerato in parte in equity.
L’Agenzia delle Entrate (Circ. 16/E/2014) precisa che:
- se l’incarico di amministratore rientra nell’oggetto della professione svolta abitualmente, il relativo compenso è reddito di lavoro autonomo, non assimilato a quello dipendente;
- in questi casi, non si applica il regime agevolato “dipendenti/collaboratori”, ma può rientrare nel Work for Equity ex comma 4 (opere e servizi professionali).
Buona notizia:
anche in questo scenario, se ci sono i requisiti del WfE, l’assegnazione di quote/strumenti è esente da IRPEF e, per principio di derivazione, anche da contribuzione.
L’INPS, con la Circ. 32/2001, lega infatti la base imponibile contributiva a quella IRPEF: se non c’è reddito fiscale, non c’è base contributiva.
Relazione giurata di stima: quando serve davvero (e perché non puoi ignorarla)
Se il Work for Equity passa attraverso un aumento di capitale liberato:
- tramite compensazione di un credito per prestazioni già fatturate;
- oppure tramite conferimento diretto di opera/servizi (nei limiti ammessi),
allora siamo nel pieno del mondo dei conferimenti in natura, con tutte le sue regole civilistiche.
Per le S.r.l., l’art. 2465 c.c. è chiarissimo:
chi conferisce beni in natura o crediti (e, per estensione, opere e servizi) deve presentare una relazione giurata di stima redatta da:
- revisore legale
o - società di revisione legale.
La Massima n. 9/2004 del Consiglio Notarile di Milano conferma:
anche i conferimenti d’opera o servizi richiedono stima giurata, riferita all’intero valore della prestazione, che deve essere:
- circoscritta (es. progetto specifico, appalto determinato)
o - limitata nel tempo (periodo determinato o determinabile).
🎯 Tradotto in pratica: se vuoi fare un WfE serio, strutturato e opponibile, la perizia è parte essenziale del processo.
BPLANNING coordina il percorso con revisori e notai, così non corri rischi di invalidità civilistica o contestazioni future.
Work for Equity e Credito d’Imposta R&S: si possono sommare?
Domanda gettonatissima:
“Se pago un consulente R&S in Work for Equity, posso usare anche il credito d’imposta R&S sui relativi costi?”
La risposta dell’Agenzia (Interpello n. 516/2019) è no.
Motivo?
Per il credito d’imposta R&S, il costo:
- deve essere effettivamente sostenuto,
- deve rappresentare un esborso verso terzi (terzietà sostanziale).
Nel WfE, invece:
- il compenso viene trasformato in capitale di rischio (equity), tramite rinuncia al credito;
- non c’è un esborso monetario verso un soggetto terzo, ma un’operazione “intra-patrimoniale” con soci o figure assimilate.
Quindi:
- il costo è rilevante ai fini IRES;
- ma non è rilevante ai fini del credito R&S.
👉 Le due agevolazioni non sono cumulabili sullo stesso importo:
o usi il WfE per preservare la cassa e incentivare in equity,
oppure sostieni costi monetari e li porti in Credito d’Imposta R&S.
Con BPLANNING ti aiutiamo a scegliere la combinazione più efficiente, valutando:
- fase di vita della Startup;
- fabbisogno di cassa;
- piani futuri di exit o round;
- priorità tra liquidità, leva fiscale e governance.
Esempio pratico: l’avvocato che entra in equity (e non paga tasse subito)
La Startup Beta S.r.l., innovativa, sta sviluppando una app di Intelligenza Artificiale.
Ha bisogno di:
- una consulenza legale avanzata sulla tutela dell’algoritmo, licenze, contratti e IP.
L’Avv. Tizio propone:
- valore della consulenza: € 30.000
- modalità di pagamento: quote di Beta S.r.l. (Work for Equity).
Passaggi operativi:
- Valutazione della prestazione come altamente qualificata e strategica (coerente con Ris. 776/2021);
- Relazione giurata di stima: un revisore attesta che la consulenza vale almeno € 30.000;
- Beta delibera un aumento di capitale e assegna quote a Tizio in cambio del credito maturato;
- Al momento dell’assegnazione:
- l’Avv. Tizio non paga IRPEF sui 30.000 €;
- non versa contributi su quella parte di compenso;
- Beta si ritrova un socio che ha messo “testa” al posto del cash.
La tassazione arriverà solo se/quando Tizio venderà le quote, sulla plusvalenza realizzata.
Come ti aiuta BPLANNING a usare il Work for Equity “bene e senza rischi”
Il Work for Equity è uno strumento potentissimo, ma anche pieno di trappole:
errori nella qualificazione dei servizi, assenza di perizia, statuti non adeguati, combinazioni sbagliate con altri incentivi (R&S, piani stock option, ecc.).
Con BPLANNING ti seguiamo in tutte le fasi:
- 📌 Analisi preliminare: verifichiamo se la tua società è Start up o PMI innovativa e se hai i requisiti per attivare WfE;
- 🧩 Progettazione del piano: definiamo chi, per quali attività e con quali strumenti (quote, strumenti partecipativi, stock option, ecc.);
- 📑 Revisione statuto e delibere: lavoriamo con il tuo notaio per adeguare lo statuto e formalizzare gli aumenti di capitale;
- 📊 Relazione giurata di stima: coordiniamo revisore/società di revisione per una perizia robusta e coerente;
- ⚖️ Inquadramento fiscale & contributivo: evitiamo errori di qualificazione (dipendente/autonomo/amministratore) che possono costare caro;
- 🧮 Integrazione con altri incentivi: valutiamo la compatibilità con Credito d’Imposta R&S, Patent Box, incentivi investitori, ecc.
Vuoi pagare talenti in equity anziché in cassa, senza problemi fiscali?
Parliamone.
Ti aiutiamo a strutturare un piano di Work for Equity su misura, che:
- attiri professionisti di alto livello;
- tuteli la società sul piano legale e fiscale;
- preservi la liquidità in fasi delicate di crescita;
- sia pronto per i futuri round di investimento.


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