Dimissioni per fatti concludenti: guida pratica per evitare contenziosi

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Dimissioni per fatti concludenti: cos’è e perché è importante conoscerle

Le “dimissioni per fatti concludenti” si verificano quando un dipendente, attraverso un comportamento inequivocabile, manifesta la volontà di recedere dal rapporto di lavoro senza presentare formale lettera di dimissioni. Diventa cruciale per il datore di lavoro distinguere questo istituto dal licenziamento disciplinare per evitare contenziosi lunghi e costosi.

Definizione e casi tipici

  1. Abbandono definitivo del posto di lavoro
  2. Prolungata assenza ingiustificata dopo ferie o malattia
  3. Restituzione di badge, chiavi o strumenti aziendali
  4. Comunicazione verbale informale di volontà di non rientrare

Normativa di riferimento

• Art. 2118 c.c. (recesso unilaterale)
• Art. 26 D.Lgs. 151/2015 (dimissioni telematiche)
• CCNL applicabile e art. 155 c.p.c. (calcolo giorni)
• L. 207/2024, comma 171 (NASpI esclusa)

Procedura da seguire

  1. Calcolo del termine per assenza ingiustificata
    • In mancanza di specifiche contrattuali: 15 giorni civili (art. 155 c.p.c.)
  2. Invio di una prima richiesta di chiarimenti
    • Tramite PEC o raccomandata A/R con termine di 2–5 giorni per rispondere
  3. Lettera di presa d’atto delle dimissioni
    • Descrivere fatti, date, tentativi di contatto e interpretare il comportamento come recesso volontario
  4. Comunicazione al Centro per l’Impiego
    • Entro 5 giorni dalla presa d’atto (causale “dimissioni volontarie per fatti concludenti”)
  5. Facoltà di segnalazione all’Ispettorato del Lavoro
    • Utile per ottenere un accertamento ufficiale entro 30 giorni

Contenuto essenziale della lettera di presa d’atto

“Facciamo seguito alla Sua prolungata assenza dal [data] ad oggi, priva di qualsivoglia giustificazione nonostante i nostri solleciti in data 2026. In assenza di riscontro, la Sua condotta è inequivocabilmente incompatibile con la prosecuzione del rapporto di lavoro. Pertanto, la Società prende atto della Sua volontà di recedere, con effetto dal [data]. Ai sensi dell’art. 2118 c.c., l’eventuale indennità di mancato preavviso sarà trattenuta. La presente non configura licenziamento ma presa d’atto di dimissioni per fatti concludenti. Se ritiene di voler fornire chiarimenti, La invitiamo a contattare l’Ufficio Risorse Umane entro [3-5 giorni lavorativi].”

Conseguenze e contenziosi potenziali

• Esclusione NASpI e trattenuta indennità di mancato preavviso
• Rischio di impugnazione da parte del lavoratore che può allegare:
– di non aver mai avuto intenzione di dimettersi;
– giustificazioni per assenze;
– licenziamento di fatto con richiesta di reintegro o risarcimento.

Best practice per evitare vertenze

  1. Accertamento rapido
    • Invio immediato di PEC/raccomandata al primo giorno di assenza non giustificata
  2. Documentazione puntuale
    • Conservare email, chat, testimonianze, report di sicurezza
  3. Coinvolgimento diretto del lavoratore
    • Telefona o convoca un incontro per chiarimenti, dimostrando buona fede
  4. Formazione interna HR
    • Aggiornare il personale su normative e procedura telematica di dimissioni
  5. Predisporre modelli standard
    • Lettere di sollecito, presa d’atto, comunicazioni a Centro per l’Impiego

Conclusioni e servizi di consulenza

Gestire le dimissioni per fatti concludenti in modo metodico e documentato è la chiave per ridurre al minimo i rischi di contenzioso e garantire trasparenza nell’amministrazione del personale. Per un supporto completo su procedure, modulistica e assistenza legale, scopri i nostri servizi di Consulenza Risorse Umane su Bplanning.it.

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