Gestione in prorogatio e nomina del liquidatore: cosa stabilisce il Tribunale di Milano
Il Tribunale di Milano chiarisce quando opera la gestione in prorogatio e quando va nominato un liquidatore ex art. 2487 e 2489 c.c.
Gestione in prorogatio e nomina del liquidatore: cosa stabilisce il Tribunale di Milano
Tribunale Milano, 28 novembre 2024
Il Tribunale di Milano chiarisce quando opera la gestione in prorogatio e quando va nominato un liquidatore ex art. 2487 e 2489 c.c.
Introduzione
Il Tribunale di Milano, con provvedimento del 28 novembre 2024, affronta un tema centrale nella vita delle società di capitali: la gestione in prorogatio degli amministratori ex art. 2486 c.c. quando il liquidatore nominato rifiuta l’incarico.
La decisione chiarisce regola ed eccezione, offrendo una guida operativa utile a professionisti, soci e amministratori.
Rifiuto dell’incarico da parte del liquidatore: cosa accade davvero
L’art. 2487 c.c. prevede la nomina del liquidatore. Tuttavia, può accadere che il professionista designato rifiuti l’incarico, presentando una relazione che motiva la scelta.
Motivi del rifiuto secondo il Tribunale
Nel caso esaminato, il liquidatore designato ha rinunciato all’incarico per due ragioni chiare:
- assenza di attivo necessario a sostenere la fase di liquidazione;
- mancata disponibilità dei soci a fornire le risorse richieste.
Il Tribunale osserva che tali condizioni rendono altamente prevedibile che qualsiasi altro professionista incaricato arriverebbe alle stesse conclusioni. Per questo motivo, non è necessario procedere con una nuova nomina.
La regola: gestione in prorogatio ex art. 2486 c.c.
In mancanza di un liquidatore disponibile, la società non rimane priva di guida.
La gestione resta affidata all’amministratore in carica, che opera in regime di prorogatio, con i limiti imposti dall’art. 2486 c.c.
Quali limiti valgono per l’amministratore
In prorogatio, l’amministratore:
- deve assumere solo atti conservativi e urgenti;
- non può intraprendere operazioni che aggravino il dissesto;
- risponde per ogni comportamento che pregiudichi il patrimonio sociale.
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La gestione è quindi possibile, ma entro confini rigorosi.
L’eccezione: quando va nominato comunque un liquidatore
Il Tribunale indica un’unica eccezione alla regola:
Disponibilità del socio ad assumere l’incarico
Se uno dei soci accetta volontariamente di assumere la funzione di liquidatore, la nomina va eseguita.
In tale caso, il liquidatore subentra con poteri pieni ex art. 2489 c.c.
Cosa accade se più soci si candidano come liquidatori?
Il Tribunale fornisce anche un criterio chiaro per la scelta.
Criterio di selezione: professionalità e correttezza
Se più soci si rendono disponibili, l’incarico deve essere attribuito al socio che presenti:
- esperienza comprovata,
- reputazione professionale,
- correttezza nell’agire.
L’obiettivo è garantire una liquidazione ordinata, trasparente e conforme ai principi contabili e giuridici.
Conclusioni
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La decisione del Tribunale di Milano offre un quadro applicativo solido:
- Regola → in caso di rifiuto motivato del liquidatore, la società resta gestita in prorogatio dall’amministratore.
- Eccezione → se un socio si dichiara disponibile, la nomina va effettuata; se i soci sono più d’uno, prevale chi dimostra maggiore professionalità.
Una pronuncia utile per orientare amministratori, soci e professionisti nella gestione delle fasi delicate della liquidazione societaria.
Domande frequenti
Chi gestisce la società se il liquidatore nominato rifiuta l’incarico?
Nel caso descritto dall’articolo, il rifiuto motivato del liquidatore non lascia la società senza gestione: gli amministratori restano chiamati ad agire entro i limiti della fase di scioglimento. Non significa poter proseguire liberamente l’attività ordinaria. Occorre verificare provvedimento, situazione patrimoniale e misure necessarie a conservare il patrimonio.
Gli amministratori possono avviare nuove operazioni durante la prorogatio?
La gestione deve rispettare la finalità di conservazione dell’integrità e del valore del patrimonio prevista dall’articolo 2486 del Codice civile. Non va confusa con una facoltà di assumere nuovi rischi senza limiti. Ogni scelta deve essere valutata e documentata rispetto alla situazione di scioglimento e alle possibili conseguenze dannose.
L’assenza di risorse comporta sempre una nuova nomina del liquidatore?
Non automaticamente secondo il caso illustrato. Il Tribunale ha valutato l’assenza di attivo e l’indisponibilità dei soci a fornire risorse, ritenendo prevedibile un analogo rifiuto da parte di altri professionisti. È una valutazione riferita a quelle circostanze: non consente di escludere nuove nomine senza esaminare la situazione concreta.
Un socio disponibile può assumere il ruolo di liquidatore?
Nel provvedimento descritto, la disponibilità volontaria di un socio costituisce l’elemento che consente di procedere alla nomina. L’incarico non nasce però dalla sola dichiarazione di disponibilità: devono essere rispettate le regole di nomina, i poteri attribuiti e gli adempimenti. Il liquidatore assume le responsabilità proprie della funzione.
Come viene scelto il liquidatore se si candidano più soci?
L’articolo riferisce che il Tribunale valorizza professionalità, esperienza, reputazione e correttezza. La scelta deve tenere conto dell’idoneità a gestire una liquidazione ordinata e della situazione societaria concreta. È opportuno documentare qualifiche, disponibilità e criteri adottati, evitando di considerare la nomina una semplice soluzione al conflitto tra soci.
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