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Revocabilità delle delibere assembleari nelle società di capitali: limiti, presupposti ed esclusioni

Di Redazione BPlanning

Le delibere assembleari delle società di capitali sono revocabili? Quando l’actio pauliana è esclusa secondo il Tribunale di Milano 2024.

Le delibere assembleari delle società di capitali sono revocabili? Quando l’actio pauliana è esclusa secondo il Tribunale di Milano 2024.

Revocatoria e delibere assembleari: il principio generale

Con la sentenza Tribunale di Milano, 12 novembre 2024, n. 9767/2024, il giudice chiarisce un tema di forte interesse per amministratori, soci e creditori: la revocabilità delle delibere assembleari nelle società di capitali.

Il principio affermato è netto: l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. non è, in via generale, ammissibile nei confronti delle delibere assembleari, soprattutto quando queste hanno natura di atto societario e non di atto dispositivo del patrimonio.

Delibere assembleari e natura dell’atto

La revocatoria presuppone l’esistenza di un atto dispositivo idoneo a ridurre la garanzia patrimoniale del debitore.
Secondo il Tribunale di Milano, tale requisito non ricorre quando la delibera assembleare:

  • si limita a disciplinare l’organizzazione interna della società;
  • non comporta una fuoriuscita di beni o diritti dal patrimonio;
  • non incide in modo diretto e attuale sulla garanzia dei creditori.

In questi casi, la delibera resta un atto societario e non può essere oggetto di revocatoria.

Nomina dell’amministratore a titolo gratuito: quando la revocatoria è esclusa

Un passaggio centrale della sentenza riguarda la nomina di un consigliere di amministrazione che accetti l’incarico a titolo gratuito.

Il Tribunale chiarisce che non è revocabile la delibera con cui la società:

  • prende atto della volontà dell’amministratore di svolgere l’incarico senza compenso;
  • in assenza di una previsione statutaria o deliberativa che attribuisca il compenso.

In questa ipotesi:

  • non esiste un diritto di credito già maturato o anche solo potenzialmente acquisito;
  • la rinuncia non integra un atto abdicativo dispositivo;
  • non si verifica alcuna diminuzione della garanzia patrimoniale.

L’atto resta, al più, espressione di una facoltà personale dell’amministratore.

Assenza di consilium fraudis e rilevanza della prassi aziendale

La sentenza esclude inoltre la sussistenza del consilium fraudis quando:

  • la gratuità dell’incarico è conforme a una prassi aziendale consolidata;
  • l’atto è anteriore al sorgere del credito vantato dal soggetto che agisce in revocatoria.

In tali circostanze, manca l’elemento soggettivo richiesto dall’art. 2901 c.c., rendendo l’azione revocatoria inammissibile.

Il limite dell’actio pauliana: nessuna funzione ricostruttiva

Il Tribunale di Milano ribadisce infine un principio fondamentale:

👉 l’actio pauliana non può essere utilizzata per “ricostruire” un patrimonio che non si è mai effettivamente ridotto.

In assenza di una reale diminuzione della garanzia patrimoniale, l’azione revocatoria non può trovare accoglimento.

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Domande frequenti

Le risposte riprendono i punti della guida e le circostanze del caso illustrato.

Quali delibere possono essere rilevanti per la revocatoria?

Con la sentenza Tribunale di Milano, 12 novembre 2024, n. 9767/2024, il giudice chiarisce un tema di forte interesse per amministratori, soci e creditori: la revocabilità delle delibere assembleari nelle società di capitali.

Il principio affermato è netto: l’azione revocatoria ordinaria ex art. 2901 c.c. non è, in via generale, ammissibile nei confronti delle delibere assembleari, soprattutto quando queste hanno natura di atto societario e non di atto dispositivo del patrimonio.

Come incide la natura dell’atto sull’azione revocatoria?

La revocatoria presuppone l’esistenza di un atto dispositivo idoneo a ridurre la garanzia patrimoniale del debitore.
Secondo il Tribunale di Milano, tale requisito non ricorre quando la delibera assembleare:

  • si limita a disciplinare l’organizzazione interna della società;
  • non comporta una fuoriuscita di beni o diritti dal patrimonio;
  • non incide in modo diretto e attuale sulla garanzia dei creditori.

In questi casi, la delibera resta un atto societario e non può essere oggetto di revocatoria.

Perché può essere esclusa la revocatoria della nomina gratuita?

Un passaggio centrale della sentenza riguarda la nomina di un consigliere di amministrazione che accetti l’incarico a titolo gratuito.

Il Tribunale chiarisce che non è revocabile la delibera con cui la società:

  • prende atto della volontà dell’amministratore di svolgere l’incarico senza compenso;
  • in assenza di una previsione statutaria o deliberativa che attribuisca il compenso.

In questa ipotesi:

  • non esiste un diritto di credito già maturato o anche solo potenzialmente acquisito;
  • la rinuncia non integra un atto abdicativo dispositivo;
  • non si verifica alcuna diminuzione della garanzia patrimoniale.

L’atto resta, al più, espressione di una facoltà personale dell’amministratore.

Che rilievo hanno prassi aziendale e consilium fraudis?

La sentenza esclude inoltre la sussistenza del consilium fraudis quando:

  • la gratuità dell’incarico è conforme a una prassi aziendale consolidata;
  • l’atto è anteriore al sorgere del credito vantato dal soggetto che agisce in revocatoria.

In tali circostanze, manca l’elemento soggettivo richiesto dall’art. 2901 c.c., rendendo l’azione revocatoria inammissibile.

Quale limite incontra la funzione dell’actio pauliana?

Il Tribunale di Milano ribadisce infine un principio fondamentale:

👉 l’actio pauliana non può essere utilizzata per “ricostruire” un patrimonio che non si è mai effettivamente ridotto.

In assenza di una reale diminuzione della garanzia patrimoniale, l’azione revocatoria non può trovare accoglimento.

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