Guide Fiscali

Beni concessi in godimento a soci e familiari: regole, calcoli e check operativa

Di Redazione BPlanning

Beni in godimento a soci o familiari: quando scatta il reddito diverso, come si calcola il “valore normale”, indeducibilità dei costi e come evitare doppie imposizioni. Checklist e caso pratico.

Beni in godimento a soci o familiari: quando scatta il reddito diverso, come si calcola il “valore normale”, indeducibilità dei costi e come evitare doppie imposizioni. Checklist e caso pratico.

Perché questa guida conta per la tua impresa

La disciplina sui beni concessi in godimento nasce per contrastare l’uso privato di beni d’impresa da parte di soci o familiari a condizioni non di mercato (gratis o sottocosto).
Due effetti chiave:

  • Utilizzatore: tassazione come reddito diverso per la quota “prezzo di mercato – corrispettivo pagato” (art. 67, c.1, lett. h-ter TUIR).
  • Concedente: indeducibilità dei costi relativi ai beni concessi (art. 2, c.36-quaterdecies, DL 138/2011).

L’obiettivo? Allineare l’uso privato al valore di mercato, evitando vantaggi indebiti e squilibri fiscali.


Chi rientra: utilizzatori e concedenti

Utilizzatori (chi beneficia del bene)

  • Soci di società/enti privati associativi residenti con attività commerciale
  • Familiari dell’imprenditore individuale residente (coniuge, parenti entro 3°, affini entro 2°)
  • Familiari dei soci
  • Soci/familiari che ricevono beni da controllate/collegate (art. 2359 c.c.)
  • Imprenditori che utilizzano beni della propria impresa nella sfera privata

Concedenti (chi mette a disposizione il bene)

  • Imprenditore individuale
  • Società di persone (SNC, SAS)
  • Società di capitali e cooperative
  • Stabili organizzazioni di società non residenti
  • Enti privati associativi (limitatamente ai beni dell’area commerciale)

❌ Escluse le società semplici come concedenti (non svolgono attività d’impresa).


Quali beni sono coinvolti

  • Beni merce, strumentali, immobili patrimonio
  • Possesso: proprietà, leasing/locazione, noleggio, comodato

Cosa paga l’utilizzatore: il “reddito diverso”

Base imponibile = Valore di mercato del diritto di godimento – Corrispettivo annuo pattuito (se c’è).

Come si determina il valore di mercato:

  • Regole dell’art. 9, c.3 TUIR (valore normale)
  • Perizia ad hoc quando i criteri ordinari non bastano (Circ. 24/E 2012)
  • Autoveicoli: riferimento art. 51, c.4 TUIR (Circ. 36/E 2012)
  • Uso frazione d’anno: proporzione giorni/365

Forma dell’accordo
Meglio scrittura con data certa anteriore all’uso (corrispettivo e condizioni). Se manca, si può provare diversamente gli elementi essenziali (Circ. 36/E 2012), ma è più rischioso.


Cosa succede al concedente: costi indeducibili

I costi relativi al bene in godimento sono indeducibili.
Se l’utilizzatore è imprenditore individuale o socio di società trasparenti (SNC/SAS o art. 116 TUIR), quei costi indeducibili fanno salire il reddito d’impresa imputato all’utilizzatore → rischio doppia imposizione.

Il bene aziendale è usato da soci o familiari?

Valuta valore normale, corrispettivo, deducibilità e impatto fiscale prima di formalizzare la concessione.

Valuta la pianificazione fiscale

Evitare la doppia imposizione (regola pratica)

Dalla base del reddito diverso (valore normale – corrispettivo) si scomputano i maggiori redditi d’impresa già imputati all’utilizzatore per l’indeducibilità dei costi del bene.
Solo l’eventuale eccedenza resta tassata come reddito diverso (Circ. 36/E 2012).


Caso pratico (numeri semplici)

Scenario: società di persone con due soci 50/50 concede un bene a un solo socio.

  • Valore normale diritto di godimento: € 10.000
  • Corrispettivo pattuito: € 5.500
  • Costi indeducibili legati al bene: € 2.000

Reddito diverso lordo = 10.000 – 5.500 = € 4.500
Scomputo maggior reddito d’impresa imputato al socio utilizzatore (€ 2.000)
Reddito diverso imponibile = € 2.500

Se lo scomputo fosse ≥ al reddito diverso lordo, nulla resterebbe da tassare in capo all’utilizzatore.


Mini-guida calcoli ricorrenti

Uso parziale dell’immobile (30 giorni)

  • Valore annuo di mercato: € 20.000
  • Corrispettivo pattuito: € 1.200
  • Valore pro-rata: 20.000 × 30/365 = € 1.644
  • Reddito diverso = 1.644 – 1.200 = € 444

Autovettura a un socio senza corrispettivo

  • Valore normale: € 800
  • Costi del bene: € 1.000 → indeducibili 80% = € 800
  • Maggior reddito d’impresa imputato ai soci: € 800 (pari)
  • Quota imputata al socio utilizzatore (50%): € 400
  • Reddito diverso = 800 – 400 = € 400

(N.B. gli esempi riprendono gli schemi operativi tipici: tarare sempre su dati reali e criteri aggiornati.)


Checklist operativa “zero sorprese”

Prima di concedere il bene:

  • ✅ Definisci il corrispettivo in linea col valore normale (art. 9 TUIR)
  • ✅ Formalizza con scrittura a data certa (prima dell’uso)
  • ✅ Se serve, perizia per fissare il valore

Durante l’utilizzo:

  • ✅ Fattura/addebitamento periodico del corrispettivo
  • ✅ Tracciabilità dei pagamenti (no contanti)

A fine anno:

  • ✅ Verifica scostamenti vs. valore normale (pro-rata giorni)
  • ✅ Calcola l’eventuale reddito diverso dell’utilizzatore
  • ✅ Rendi indeducibili i costi sul concedente e applica lo scomputo per evitare doppia imposizione

Errori da evitare (i “classici” in verifica)

  • Corrispettivi simbolici non difendibili rispetto al valore di mercato
  • Nessuna prova scritta antecedente / condizioni opache
  • Pagamenti non tracciati (impossibile provare la congruità)
  • Dimenticare lo scomputo dei costi indeducibili → doppia tassazione

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  • valorizzazione corretta (art. 9 TUIR / perizia)
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Domande frequenti

Le società semplici rientrano tra i concedenti?

La disciplina illustrata riguarda i beni appartenenti all’attività d’impresa concessi a soci o familiari. Una società semplice che non svolge attività commerciale non rientra, in quanto tale, tra i concedenti descritti. Bisogna comunque verificare la natura effettiva dell’attività e non applicare automaticamente questa conclusione a situazioni qualificate diversamente.

Se concedo l’immobile solo per alcuni mesi, come calcolo la base?

Il valore del diritto di godimento deve essere riferito al periodo effettivo di utilizzo e confrontato con il corrispettivo pattuito per lo stesso periodo. L’articolo mostra un calcolo proporzionale su base annua. Occorre documentare date, condizioni e valore di mercato, evitando di confrontare importi riferiti a durate differenti.

Come dimostro che il corrispettivo è di mercato?

Raccogli elementi coerenti con il valore normale previsto dall’articolo 9 del TUIR: canoni comparabili, preventivi e caratteristiche del bene e del diritto concesso. Una perizia può essere utile quando i confronti ordinari non bastano. Formalizzare condizioni e corrispettivo prima dell’utilizzo rende la ricostruzione più solida.

Concedere gratuitamente un bene aziendale al socio elimina gli obblighi fiscali?

No. Nel perimetro della disciplina esaminata, la gratuità può far emergere un reddito diverso per l’utilizzatore, collegato al valore del godimento, e conseguenze sulla deducibilità dei costi per l’impresa. Prima di calcolare gli importi bisogna verificare soggetti, bene, condizioni di utilizzo ed eventuali regole specifiche applicabili.

Come si evita di tassare due volte lo stesso beneficio?

Nei casi di imputazione per trasparenza descritti nell’articolo, bisogna verificare lo scomputo del maggior reddito d’impresa già attribuito all’utilizzatore per l’indeducibilità dei costi. Si considera soltanto la quota effettivamente imputata a quella persona, non automaticamente tutti i costi della società. Il calcolo va coordinato con la documentazione fiscale.

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